Il Nido d’ Amore Butterfly, Lettera ad un cupido in carne ed ossa.

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Caro Massimo,

scrivo queste parole per ringraziarti di cuore per la magica esperienza che ci hai fatto vivere sabato scorso.

Sei riuscito a trasportarci in un luogo fantastico che non sapevamo potesse esistere, ce lo hai fatto vivere attraverso i tuoi occhi, le tue emozioni e sensazioni, ci hai presi per mano e ci hai insegnato ad amarci ancora di più.

Sabato 1 luglio 2017

Tutto è iniziato così…

“Mamma ma dove hai messo il mio costume a righe? L’ho cercato ovunque, ma non salta fuori.”

Mamma ha la strana magia di far sparire ogni cosa, poveretta non lo fa con cattiveria è un dono naturale, è nata mezza umana, mezza maga. Quel giorno poi si era messa davvero d’impegno.

Erano le 16:00, Marco sarebbe arrivato a breve per portarmi al mare ed io non trovavo né il costume né l’infradito. Dopo qualche minuto mi risponde che non sapeva dove era, decisi di non arrabbiarmi e di mettermi il mio buon vecchio costume nero a tinta unita.

Entro in bagno di corsa per finire di prepararmi, do un’occhiata veloce ai miei capelli, pessimi e ribelli come al solito, opto per una coda di cavallo, lei mi salva sempre il calcio d’angolo.

Oggi era un giorno speciale, io e Marco festeggiamo il nostro primo anno di fidanzamento ed io sono emozionata, oggi come ad allora, come il primo giorno che mi portò al mare, un anno prima, mi ricordo tutto di quel giorno, come se fosse un film, mi passa nitido in testa.

…Un anno prima…

Il mio nervosismo non mi dava tregua, giocavo e rigiocavo con quella povera collanina, chissà se arriva a stasera pensai, di questo passo! Il cuore mi batteva forte da circa due ore, da quando mi aveva mandato quel What’App: “Che ne dici se ti vengo a prendere e ti porto al mare?” Avevo impiegato si e no dieci minuti per realizzare che dopo il bacio di ieri sera mi aveva già scritto, un tuffo al cuore, la felicità mi scorreva nelle vene, avrei voluto affacciarmi alla finestra e urlarlo al mondo intero, gli altri dieci minuti li impiegai a cercare una risposta carina e vivace, senza perderci toppo tempo, il mio obbiettivo era sapere solo l’orario in cui sarebbe venuto, il resto al momento non importava più.

“Amo il mare!” fu l’unica cosa che mi venne in mente, in fondo era la verità.

Quando suonò il campanello credetti di avere un infarto, un po’ perché era cinque minuti in anticipo, cosa abbastanza bizzarra, soprattutto per un uomo- io ovviamente ero pronta da circa un’ora- un po’ perché l’idea di vederlo mi faceva letteralmente impazzire, sentivo la testa completamente staccata dal resto del corpo, fluttuava leggera nella stanza, a fatica cercavo di riportarla sulla terra ferma per effettuare quelle semplici mosse che ora erano necessarie, tipo alzarsi in piedi e aprirgli la porta, e poi vogliamo parlare di quelle famose farfalle nello stomaco, riduttivo direi, il mio sembrava più uno stormo di rondini in primavera.

…E poi i suoi occhi magnifici, scuri e profondi, buoni e sinceri, mi ci persi dentro, sfoderò quel sorriso sghembo a cui avevo aperto il mio cuore senza dubbi, mi chiese solo “Come stai?”.

In quella domanda ci stava tutto, più di un ciao, più di un complimento.

Come stai si chiede solo quando davvero abbiamo di fronte qualcuno di importante, quando ci si mette in secondo piano e ci si cura di chi si ha di fronte, come stai è un abbraccio, è un bacio sulla fronte, è una mano che ci tiene e che ci porta in un luogo sicuro…

 

“Alessiaaaa! C’è Marco giù che ti aspetta!” La voce di mia madre mi riporta alla realtà, mi ritrovavo di fronte allo specchio con una faccia da ebete, sorridevo felice, Marco era di sotto, come un anno fa, con il su solito sguardo sincero e quel sorriso che mi aveva aperto il cuore, più consapevole e innamorato di anno fa!

Come dicevano le mie amiche “Alessia stavolta ha fatto centro!”

Scendo le scale e gli salto addosso, non volevo perdermi nemmeno un po’ del suo odore, ero ingorda sì, ma per me era linfa vitale, era come una droga, con la differenza che faceva bene, mi rendeva viva.

Mi saluta di fretta e poi mi sussurra all’orecchio: “Chiudi gli occhi Lessa” mi chiamava così per prendermi un po’ in giro, sapeva che mi faceva arrabbiare e gli piaceva. Rimango un po’ stranita da quella richiesta, ma non mi oppongo, il mio corpo dopo aver ricevuto quel brivido obbedisce da solo.

Chiudo gli occhi.

Dopo un attimo mi sento avvolgere la testa con una stoffa! “Mi hai bendato? Sei impazzito?” Mi sentivo vulnerabile ed eccitata! Ma cosa aveva in testa?

Era calato il buio, in macchina non vedevo niente, sentivo la sua voce, che per me era musica, rideva, mi prendeva in giro, parlava di salti nel vuoto, di Bungee jumping, speravo scherzasse, sapeva quanto mi facevano paura queste cose, ero sicura che tra poco sarebbe iniziata una meravigliosa avventura, mi amava davvero, voleva rendermi felice e per quanto ci fosse in me un po’ la paura che avesse organizzato qualcosa di spaventoso, in cuor mio sapevo di potermi fidare, io e Marco avevamo imparato in un anno che significava vivere con un solo cuore.

“Scendi vai!” Mi dice con voce dispotica.

“Ma vieni ad aiutarmi! Non ci vedo niente!” Gli urlai dalla portiera aperta dell’auto.

Poi una mano diversa, stringe la mia, un anello, Marco non porta anelli, stavo prendendo la mano di un’altra persona, però era piacevole, era soffice e stringeva la mia per aiutarmi a scendere dall’auto.

“Benvenuta Alessia, sono Massimo” scoppio a ridere dal nervoso, lo abbiamo fatto tutti e tre, sento Marco prendermi in giro da pochi metri di distanza. Massimo, che non sapevo assolutamente chi fosse, mi stava conducendo verso qualcosa che non avevo idea di che cosa fosse.

“Dove hai messo Alessia il tuo costume a righe preferito?” mi chiese.

Non riuscivo a rispondere, ero attraversata da mille emozioni, ero eccitata, frenetica, il cuore mi batteva a mille e cercavo di immaginarmi dove eravamo.

Ad un certo punto attraversiamo rumori, persone, situazioni, fino al silenzio, una porta che si apre, una canzone.

Quella canzone.

La cura di Battiato.

Le lacrime cominciano a scendere veloci, mi segnano il viso, riescono a passare sotto la benda.

Una mano dietro la nuca, la benda che cade. Marco davanti a me con un girasole in mano che sotto la voce di Battiato muove le labbra e sussurra: “Perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te” il mio cuore non regge, si ferma un attimo e poi riparte ancora più forte, continuo a piangere, senza riuscire a fermarmi, ancora più forte, le sue braccia finalmente mi avvolgono e il mio cuore riprende un attimo il controllo, il suo ritmo vitale, mi calmo grazie al suo profumo, alla sua pelle che mi scalda e mi rassicura che questo è solo Amore.

Mi giro e finalmente conosco Massimo, che mi sorride emozionato, poi, finalmente, capisco dove sono, le luci soffuse mi presentavano uno scenario favoloso, come in un sogno che profuma di Amore, scorsi subito una scritta accanto a me che diceva: “Rendimi immortale con un bacio” ero al Nido d’ Amore, che felicità!

La Suite era piacevolmente fresca e profumava di pulito, di buono, era la cosa più romantica e accogliente che avessi mai visto, le frasi sui muri, mi continuavano a colpire. Ma la cosa più bella era quella che Massimo tiro fuori da sotto il letto, una vasca idromassaggio, rossa pure lei, che meraviglia, ero felicissima, Marco sorrideva anche lui felice, dello scherzo, della sorpresa, della vasca, del nostro Amore.

“Allora Alessia, hai ripreso le tue funzioni vitali?”

Ridevo, non riuscivo a fare altro, l’uso della parola mi sembrava un ricordo lontano.

“Ma quanto ti ama questo ragazzo? Le ragazze giù alla reception non lo sopportavano più sai? Ha parlato di te a chiunque, è come se ti conoscessimo da tempo.

Quello che sappiamo per certo è che, quello che vi lega è un Amore importante e sincero” Si ferma un attimo, ma solo per mettersi comodo, si siede a bordo vasca e ci chiede di dargli le nostre mani.

“Queste mani poco fa, si sono incastrate alla perfezione, sono nate per incastrarsi, come un puzzle che cerca il suo pezzo mancante e che come per magia lo trova, dopo storie sbagliate, dolori familiari, Marco ora è qua per te Alessia, per dimostrarti che siete il vostro pezzo mancante, che tu servi a lui per essere completo.

Marco mi dice anche che con te ha conosciuto la sensazione più bella della sua vita, mi ha confessato che quando siete abbracciati, non capisce più dove finisce lui e cominci te.

Marco mi dice di dirti, che ovunque è e dovunque andrà il suo posto si chiama Alessia”

Gli occhi di Massimo brillano nei miei, anche lui si commuove, anche a lui viene da stringere le mie mani, per trasmettermi tutto quello che Marco gli aveva confessato, la sua energia mi cattura, mi viene da abbracciarlo mentre piango e lo ringrazio, non mi era mai successo in vita mia, lo conoscevo da cinque minuti, ma sembrava che fosse sempre stato lì con me, un amico che mi conosce da una vita, il fratello mai avuto, voleva trasmettermi le sue emozioni e c’è riuscito, voleva farmi conoscere un pezzo di Marco attraverso le sue parole ed ha trasformato una giornata qualunque in una Poesia fatta di emozioni indimenticabili.

Io e Marco quella sera abbiamo vissuto un sogno ad occhi aperti, abbiamo chiuso quella porta ed il tempo si è fermato per coronare il nostro Amore, per renderlo immortale e infinito, per confermare che l’ Amore esiste.

Questo è stato per noi Massimo, questo è stato per noi il “Nido d’ Amore”.

L’Hotel Butterfly per noi rimarrà un luogo eterno, dove abbiamo lasciato un pezzo di cuore.